Taglio dunque sono
Il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, sta studiando circa 24 miliardi di euro in due anni di minori spese. Il suo rigore fa di Tremonti la vera differenza tra l’Italia e la Grecia. La sua missione è far scendere il rapporto tra il deficit (e il debito) e il prodotto interno lordo (pil). Può farlo con una potatura delle spese (quindi del deficit), che sembra la sua intenzione; oppure stimolando la crescita economica. La crescita fa aumentare il pil; col pil cresce il gettito fiscale. Automaticamente il rapporto tra deficit (debito) e pil cala. Leggi Ecco che cosa prevede il taglia e cuci contabile dell’agenda tremontiana
12 AGO 20

Il problema congiunturale – la recessione – si aggiunge peraltro al nostro problema strutturale, cioè la mancata crescita. Un intervento sulle uscite pubbliche è, in questa prospettiva, necessario, ma non sufficiente: rassicura i mercati sulla tenuta del paese nel breve termine, ma non dà alcuna indicazione sul lungo termine. Se mancano i soldi, non basta risparmiare: bisogna anche rimboccarsi le maniche e produrre di più. Possiamo avere capra e cavoli? C’è ampia evidenza dell’effetto procrescita dei tagli fiscali, specie nei paesi ad alta fiscalità, come l’Italia. Tremonti deve poi scegliere come usare i suoi talenti, cioè dodici miliardi all’anno per due anni. Può sotterrarli per ridurre il deficit, e nessuno gliene farà una colpa e tutti riconosceranno che è stato un buon padre di famiglia. Oppure può metterli a frutto per ridurre la pressione fiscale e agire da lucido e lungimirante visionario quale sa essere.